Dare la voce a un audiolibro: intervista all’attore Carlo Valli

Attore di teatro, doppiatore, con la passione per la musica, la fotografie e il buon cibo… Carlo Valli è colui che ha dato voce a oltre 15 personaggi nell’audio libro della trilogia di Soeliok. Il respiro della terra, Oltre i confini e Dietro la cascata, sono i tre titoli della trilogia di Daniele barioglio edita da ZoneCreative. Il progetto ha l’ambizione di andare ben oltre al mercato editoriale esplorando vie più ambiziose come il mondo ludico e quello cinematografico. Questo audiolibro è l’esempio di quanto diverso sia l’approccio dell’agenzia Biellese, che si distingue per il suo taglio cinematografico scegliendo uno dei doppiatori più amati nel panorama italiano e curando una sonorizzazione che non ha nulla di invidiare alle produzioni. Cosa significa leggere un audiolibro? Da dove si parte e come si possono interpretare tutti quei personaggi? Lo abbiamo chiesto a Carlo Valli durante le registrazioni e le sue parole, che ci ha sorpresa con la sua ironia. Buona lettura!

Cosa hai pensato quando ti hanno chiesto di prestare la voce di questo libro?

Quando mi hanno interpellato per fare questo audiolibro sono stato molto felice, devo dire, perché io ne ho fatto uno, ma tanti anni fa, quando ero ragazzo. Era Robinson Crusoe. In seguito, non ho più fatto niente di queste cose, perciò la cosa mi interessava, mi piaceva. Non hanno fatto molta fatica a convincermi.

Come sei stato contattato?

Dunque, io sono stato contattato in questo modo: faccio delle lezioni di doppiaggio presso un gruppo che si chiama Voice Art che ha la sede a Roma, Catania, Bari, Matera e Napoli io faccio solo Roma, Napoli e Matera e loro mi hanno mandato una mail dicendo “ci sono dei ragazzi di Biella che vorrebbero mettersi in contatto con te, per offrirti un lavoro” ho detto “va bene” e ho parlato con Daniele che mi ha spiegato il progetto. La cosa mi è piaciuta perché era un modo diverso di fare il mio mestiere… non ci hanno messo molto a convincermi.

L'inizio di un'amicizia

Dove registrate?

Le registrazioni di questo audiolibro le faccio qui a Biella, presso ZoneCreative. Daniele e Davide, sono molto simpatici e la loro sede è in un capannone riadattato, messo su molto bene. Mi hanno dotato del necessario, un microfono e un leggìo, perché “il visivo” (come per il doppiaggio cinematografico) non serve.

Ti è piaciuto leggere e interpretare questo libro?

La storia è avvincente, succedono un sacco di cose! È interessante perché ci sono personaggi simpatici, personaggi carini, personaggi cattivi. C’è un po’ di tutto! La storia prende parecchio.

Al cinema c’è il direttore del doppiaggio, in questo caso chi sostituiva questo ruolo?

Ho interagito con Daniele, soprattutto, che è l’autore del libro. Al cinema c’è un direttore di doppiaggio che ha visto il film, che conosce tutto e ti consiglia sul come interpretare. Qui ho avuto la fortuna di avere l’autore stesso del libro. Fortunatamente perché, mica tutti ce l’hanno! Mi ha suggerito varie cose, ad esempio l’età e il carattere dei vari personaggi: questo è un vecchio, questo è un ragazzo molto prorompente e pieno di sé, che vuole affrontare le difficoltà, quest’altro invece è timido. Poi, quando a volte sbagliavo il modo o il tipo di voce, mi diceva: “No, un momento, questo rifallo perché è questo personaggio qui, non è quest’altro!” “Ah! sì, scusa, ho sbagliato!”
carlo valli che legge il libro

Il romanzo ha tanti personaggi hai dato una voce diversa a ognuno?

I protagonisti del libro sono una ventina, se aggiungiamo il narratore (che sono io) e i personaggi minori sono oltre trenta “Voci” diverse.
Durante la lettura dell’audiolibro abbiamo cercato di fare il possibile per diffenziarle sia nell’intonazione sia nell’intenzione, cercando di rispettare l’età, il sesso il carattere ecc..

Ho fatto molte voci differenti, ma non è che posso fare tutte le voci di tutti i personaggi… sarebbe impossibile, insomma forse nemmeno Robin Williams riusciva, anche se era bravissimo.

Per i personaggi minori ho cercato di ovviare proponendo un modo alternativo di recitare o un un modo diverso di dare una battuta. 
C’è un modo aulico di parlare, c’è un modo impaurito e quello è un personaggio magari che ha paura ed è timoroso, c’è il modo cattivo di dire le cose, il modo buono, cordiale e amoroso.
Insomma, dare la voce a un audiolibro e dover interpretare tanti personaggi è divertente ed è anche una bella sfida.

Uno, nessuno, centomila

Qual è la sfida nel dare la voce a molti personaggi diversi?

Ci vuole senza dubbio una buona preparazione, bisogna conoscere il testo e aver ben presente tutti i protagonisti. Daniele prima di iniziare le registrazioni mi ha raccontato per bene tutti i vari personaggi e mi ha preparato delle schede riassuntive con le indicazioni principali di ognuno… e poi a mano a mano che leggevo tutto diventava più facile perché mi immedesimavo un po’ in loro.

Nel doppiaggio dai la voce a un attore, qui invece sei l’attore che interpreta tutti i ruoli, non credi?

La differenza con il cinema in effetti è quella. Nel cinema ne faccio uno solo, non avrebbe senso doppiare più personaggi e invece qui è diverso… ne faccio tanti perché è così… è accettato che debba farli tutti io…. e in effetti il risultato è gratificante.

Qual è il personaggio del libro in cui ti sei identificato di più?

Il personaggio di Eldur è quello che mi piace di più perché è il vecchio saggio e io sono abbastanza vecchio quindi va bene, entro nel personaggio. È colui che sa come fare in ogni situazione, sa i consigli da dare, sa le cose che si dovrebbero e non si dovrebbero fare. 

Lo facciamo parlare un po’ con la vocina e poi è un personaggio che parla in versi, in rima. Lui parla solo in questo modo. Ecco, vi faccio sentire una cosa tipo così:
“La carlinga sembra stabile, l’esplosione è contenuta

forse Kalmot ha esagerato, ma su questo non sbagliava

il soeliok rarefatto nella fascia d’alta quota

ha ridotto la pressione che la scaglia sprigionava.”

Ecco… ogni tanto bisogna stare attenti altrimenti sembra un ubriaco veneto.

Se vuoi conoscere gli altri personaggi di Soeliok, clicca qui

studio di ZoneCreative con la squadra al lavoro per la registrazione

Ci ha impressionato la tua abilità nell’anticipare il personaggio e l’intenzione corretta nei dialoghi. Come fai?

Quando si fa una cosa così, certamente non si ha il tempo di imparare tutto a memoria, si deve quindi saper leggere “all’impronta”. Bisogna cercare di portarsi avanti con lo sguardo e vedere a fine frase cosa dice la didascalia. Vi faccio un esempio. Se devo interpretare questa frase: “Presto Bodag, risali sulla nave!” disse Nodfri cercando di non farsi sentire da quei terribili mostri. È necessario anticipare, con lo sguardo, il finale dove l’autore ci fornisce le indicazioni su chi è il personaggio e come dice la frase. In questo modo i tempi di lavoro si riducono e non si è costretti a rifare la registrazione ogni volta. Può sembrare difficile, ma sono tecniche che si imparano con il mestiere…

Non resti mai senza fiato anche nelle frasi più lunghe, come fai ad avere così tanta aria a disposizione?

Per quello che riguarda il fiato certo, non bisogna arrivare a fine frase senza fiato, ma questa è una cosa normale. S’impara o prendendo un bel fiato all’inizio oppure prendendo fiato in certi punti precisi, anche brevissimi, come fanno d’altronde i musicisti quando suonano gli strumenti a fiato, che fra una nota e l’altra riescono a prendere fiato, mica fanno tutto con un fiato solo… questa è una cosa che si impara doppiando e recitando. E’ una cosa normale. È una cosa che riguarda e interessa anche lo stile! A proposito, ho un aneddoto che ogni tanto racconto: una volta vidi Gassman esibirsi in un suo spettacolo nel quale recitava delle poesie al Quirino, a Roma. Aveva una cassa toracica incredibile. Riusciva a dire tranquillamente una decina di versi senza prendere fiato. E a un certo punto ha detto un sacco di versi con un fiato solo e alla fine è arrivato senza e ha preso fiato. Il prendere fiato era come se avesse detto un altro verso. Il fiato era un altro verso, un endecasillabo in più. Quindi riguarda anche lo stile e ovviamente riguarda anche il non morire alla fine del turno.

Hai prestato la voce a molti attori famosi e a personaggi, hai trovato delle similitudini con qualche personaggio di Soeliok?

Ho doppiato qualche cartone animato, non tanti. Ho fatto molte più direzioni di doppiaggio di cartoni animati. Ma come attore ho fatto solo Scaracchio, in Dragon Trainer, il Maestro Shifu nella versione televisiva di Kung Fu Panda e anche Scaracchio nella versione televisiva di Dragon Trainer e quello per cui sono famoso, Rex di Toy Story, il tirannosauro che parla con la vocina e che ha paura.  In questo audiolibro, per trovare dei paragoni mi viene in mente… Hèldimak! Sì, era uno che mi piaceva! L’abbiamo fatto un pochino come Scaracchio (Dragon Trainer) un po’ più importante però, più solenne. È un personaggio abbastanza “Gambadilegno”, gli mancano un po’ di denti ed è quasi del tutto calvo. All’inizio l’avevamo fatto con una cadenza un po’ bergamasca molto popolare, poi lo abbiamo modificato rendendolo più nordico, ma anche un po’ “vecchio lupo di mare” viste le analogie con le navi volanti dei nani.

Issate la bandiera di mezz'ormeggio!

C'è più recitazione nel doppiaggio o nella lettura di un audiolibro?

Dunque, io faccio l’attore principalmente e il doppiatore da parecchio tempo, quindi sono abituato a dare voce a certi attori americani inglesi, francesi… quello che capita. Fare dei personaggi di un audiolibro è una cosa diversa. Perché col doppiaggio devo seguire l’attore che c’è sullo schermo, devo fare quello che fa lui, non posso inventare. Invece con l’audiolibro lo posso fare. Posso fare un personaggio in un modo e uno in un altro. È divertente, si mettono in pratica molti canali, molte opportunità per autogestirsi e divertirsi ad interpretare con voci diverse. 

Quanto è importante essere un attore per fare il doppiatore?

Per me, essere attore, per fare doppiaggio è una cosa basilare. Bisogna dare la voce a un attore quindi non si può che essere attori o per lo meno saper recitare. Ma la difficoltà è questa: saper recitare così bene da sembrare veri! Perché gli attori che stanno sullo schermo devono essere così immedesimati nel ruolo da non farci pensare che al di là di quell’attore che recita, ci sono venti persone: uno con un microfono, l’altro con la cinepresa, la costumista che guarda. Noi dobbiamo fare la stessa cosa con la voce: essere veri, trasmettere questa verità, che loro hanno anche con la nostra voce italiana e dare le stesse sensazioni che loro, con la loro lingua danno al pubblico che li ascolta.

Da quanto tempo fai questo mestiere?

Faccio questo mestiere da tantissimo tempo. Ho cominciato da ragazzino, avevo 10 anni. Io sono piemontese e in casa parlavamo solo piemontese. Mia madre ha parlato piemontese e italiano fino alla fine, fino a che è morta. Ci teneva che io e mia sorella parlassimo bene italiano anche perché facevamo degli errori tremendi a scuola. Italianizzavamo delle parole piemontesi ad esempio: “mestolo” in piemontese si dice “cassul” e noi scrivevamo “cassullo” e allora lei ha detto: “no, un momento, alt. Impariamo bene a parlare Italiano”. Ci ha mandati, a me e mia sorella, in una scuola di recitazione per ragazzi che era tenuta da un regista della radio che si chiamava Eugenio Salussolia, che è morto anche lui ormai da tanto tempo, che ci faceva lezioni di dizione, ma anche di recitazione e a fine anno facevamo un saggio. Un saggio vero, con autori veri! Non era roba da ragazzini. Facevamo Molière, Goldoni in un grande teatro che è l’Alfieri di Torino. Questo è stato l’inizio. La cosa mi è piaciuta e ho detto: “mi piacerebbe fare l’attore” alla maturità ero un po’ indeciso avrei voluto anche fare la guida alpina però ho fatto l’esame in Accademia, sono stato ammesso e da allora sono andato a Roma per fare l’Accademia d’Arte Drammatica e ho continuato a fare l’attore. Però da ragazzo, a Torino, facevo la radio con questo regista, Eugenio Salussolia. Allora si facevano le commedie, i gialli in radio… il venerdì sera, io, mia madre e mia sorella eravamo con la radio accesa tutti fermi così ad ascoltare le commedie. Era tutta un’altra cosa, adesso non succede più.
carlo valli che legge il libro

Quanto sei legato al teatro?

Il teatro è quello che ho sempre voluto fare. Ho fatto l’Accademia d’Arte Drammatica per fare teatro. Ma l’ho sempre fatto. A un certo punto è arrivato anche il doppiaggio ma io già facevo teatro da parecchio. Allora si facevano tournée invernali di sette mesi, adesso questa cosa non esiste più. Facevo sette mesi di teatro e poi d’estate il doppiaggio. Teatro ho continuato a farlo fino ad adesso. Quest’anno ho fatto “La Tempesta”, di  Shakespeare, al Globe che è un teatro dentro a Villa Borghese che ha fatto costruire Proietti, infatti ne è il direttore artistico, a similitudine del teatro dove lavorava Shakespeare, a Londra. E’ uguale: in legno, rotondo, bianco. Se si cerca su internet “Globe Theatre” si vede sia quello inglese, sia quello romano a Villa Borghese, sono uguali. Il teatro è molto bello. All’aperto, quindi si fanno solo spettacoli d’estate fino ai primi di ottobre, più o meno. Ho fatto “La Tempesta”, che avevamo già fatto tempo fa con Albertazzi, che ora non c’è più, la parte di Prospero l’ha interpretata Ugo Pagliai. In questo teatro, Globe, si fa solo Shakespeare. L’anno scorso ho fatto tre spettacoli “Sei personaggi in cerca d’autore” in cui facevo il ruolo del padre, il “Macbeth”, in cui facevo il re e “Enrico V”, in cui facevo un bellissimo personaggio che l’autore, Shakespeare, chiama “Coro” e che non è un coro, è un presentatore che si presenta con abiti moderni e parla col pubblico, dicendogli: “non crediate di vedere delle guerre, con i soldati francesi e inglesi che combattono: immaginateli! Vedete un cavallo? Immaginatene duemila!”. Molto carino, il personaggio è molto divertente perché parlava in questo modo col pubblico dopodichè se ne andava e arrivava la scena.

La voce italiana di Robin Williams

Quanto ha inciso doppiare Robin Williams per la tua carriera?

Doppiare Robin Williams, per me, è stato tutto. Facevo già il doppiatore da una ventina di anni presso una società che adesso non esiste più e si chiamava SAS. Avevo iniziato come tutti: facendo piccole cose, brusii o piccoli personaggi e poi pian piano personaggi più importanti. I primi importanti me li ha dati da doppiare Renzo Palmer, che era un bravissimo attore e doppiatore e che è stato un po’ il mio maestro. Poi però sono andato via da questa società e una direttrice mi propose l’incarico di doppiare il film “Good Morning, Vietnam”. Secondo lei io ci stavo benissimo, però doveva fare i provini perché gli americani glieli avevano richiesti. Mi chiese quindi se potevo sostenere il provino. Allora, chi apparteneva a una società non poteva lavorare con altre persone, con altre società, per cui diedi le dimissioni e andai a fare il provino. Lo vinsi e da allora doppiai Robin Williams. E’ stato molto importante per me, perché da allora mi hanno conosciuto. Io stando sempre in SAS a lavorare, a fare piccole cose ero uno come gli altri. Mi ricordo che i primi tempi, la gente del mio ambiente diceva: “Ma chi è questo qua? Non l’abbiamo mai sentito… chi è questo che doppia Robin Williams?”. E’ stato importantissimo per me ha fatto proprio cambiare la mia carriera. Sono diventato importante, tutto lì.

Per l’Italia Robin Williams vive ancora nella tua voce, è una bella sensazione?

Sì un po’ è vero. Robin Williams è come se fosse ancora vivo qui in Italia perché io spesso incontro dei ragazzi che mi dicono: “Lei è il doppiatore… la sua voce! Io sono cresciuto con la sua voce!” E questo mi fa molto piacere ed è una cosa importante. Lo ha doppiato anche qualcun altro. Marco Mete per esempio, lo ha doppiato una decina di volte. Io l’ho doppiato in quaranta film, tra grossi e piccoli. Però praticamente la voce che viene riconosciuta è la mia. Spesso mi riconoscono anche persone che io non penserei proprio che potessero conoscermi. Ad esempio, una volta sono andato in un negozio a comprare dei tubi e mentre dicevo a questo signore cosa mi serviva, lui disse: “io la conosco” gli risposi “no, non ci conosciamo” “la sua voce mi è familiare… è un doppiatore” “sì , sono un doppiatore” “Robin Williams!”. C’è gente che ha un orecchio favoloso perché capisce subito qual è l’attore che viene doppiato. E questo mi fa molto piacere, devo dire.

A cosa stai lavorando in questo periodo?

Da dopo la morte di Robin Williams dò voce a due attori molto bravi: uno della mia età, l’altro un po’ più giovane, però la mia voce gli sta ancora bene, che a me piacciono molto. Uno è Jim Broadbent, che detto così nessuno sa chi è, un attore inglese molto bravo. Interpretava il professor Lumacorno in Harry Potter. L’attore è molto bravo. Ha fatto una decina di film e li ho doppiati quasi tutti io. L’altro è Colm Meaney, un attore irlandese, anche lui bravissimo. Il suo primo film che venne trasmesso in Italia, sembrava un documentario e  fu la prima volta che doppiai quell’attore. Lui faceva il padre di una famiglia con una figlia sconsiderata, strapazzata. Sembrava che un regista fosse entrato con una camera nascosta e avesse ripreso vari momenti della vita di questa famiglia, tanto era vero. Non sembrava nemmeno un film, sembrava un documentario. E’ un attore bravissimo.

C’è molta competizione nel tuo lavoro?

Ho lavorato con parecchie persone, ad esempio Fabrizio Frizzi, che faceva Woody in Toy Story e mi son sempre trovato bene. All’interno del doppiaggio, la competizione c’è, ma come in qualunque altro mestiere però a me non importa niente. Io non vado a chiedere a nessuno. Se hanno bisogno di me, mi chiamano e io vado.

Ti capita ancora di essere teso prima di una prestazione importante?

Se parliamo di teatro, una volta, prima di entrare in scena, un po’ di panico ce l’avevo, ma adesso non più, ora riesco a dominarlo. Dipende da parecchie cose, ad esempio da come sono andate le prove. Con Cobelli o con Enrico Maria Salerno si arrivava alla fine, all’andata in scena, si era così preparati, così pronti, che non c’era nessuna ansia. Sapevamo esattamente e benissimo quello che dovevamo fare. Delle volte succede invece che non sei molto preparato e allora hai un pochino più di fifa, questo sì, ma ormai non succede quasi più, perchè si supplisce alla fifa con il mestiere e con gli anni di esperienza.

Come funziona il rapporto tra doppiatore e direttore del doppiaggio?

Il direttore del doppiaggio è come il regista a teatro. Conosce il film, dovrebbe conoscere le voci del doppiaggio, quelle che esistono sul mercato ne deve fare la distribuzione conoscendo il film, perché il più delle volte è anche adattatore, quindi lo conosce benissimo, l’ha adattato frase dopo frase, tornandoci su parecchie volte e deve spiegare agli attori che verranno in sala e che non sanno niente, perché nessuno dice loro niente, quello che devono fare o che tipo di personaggio dovranno interpretare, che cosa è successo prima e cosa accadrà dopo. Al doppiaggio è abbastanza evidente, non c’è tanto bisogno di parlare, perché il personaggio è lì, basta vederlo e si fa come fa lui. Spesso c’è anche il padrone del film che fa le sue preferenze e dice: “io preferirei mettere questo attore, invece di quest’altro per il personaggio”. Si parla un po’ e si arriva a un compromesso. Un attore viene chiamato per fare un turno, arriva in sala e vede in quel momento cosa deve fare. Una volta invece succedeva! Per esempio, per doppiare “Good Morning, Vietnam”, che era il primo film in cui ho doppiato Robin Williams venni interpellato perché tutti quelli che avevano vinto il provino per fare il film, erano stati radunati in una sala e gli si faceva vedere il film in originale, prima di cominciare a doppiarlo. E questo era utile ed era anche bello. Poi quello era un film talmente importante e difficile che è stato utile poterlo vedere prima. Adesso non accade più. Non c’è più tempo, bisogna fare tutto in fretta; bene e che costi poco!

Non credi che l'audiolibro tenda ad accogliere una fascia d’età più ampia di un libro da leggere?

Sì, può essere un modo per avvicinarsi sia ai giovani sia agli adulti. Vedo che i giovani, per esempio, leggono pochissimo e magari un audiolibro lo ascolterebbero più volentieri. Un adulto potrebbe non leggere il libro ma ascoltare la voce che legge l’audiolibro per esempio andando in macchina la mattina; se deve fare venti chilometri sotto la nebbia o sotto la pioggia si mette l’audiolibro alla radio e se lo ascolta andando.

Un romanzo per bambini di ogni età

Dicono che Soeliok abbia una chiave di lettura profonda che lo rende adatto a tutte le età. Sei d’accordo?

Assolutamente. Sembra un libro rivolto ai giovani perché è un libro fantasy con storie inventate e personaggi bizzarri, ma Daniele ha una scrittura solida in grado di coinvolgerti a prescindere dall’età.
Inoltre sono trattati dei temi molto attuali come la diversità, la fragilità, l’importanza della conoscenza, la voglia di esplorare il mondo di scoprire quello che ancora non sappiamo. Tutte cose che certamente interessano anche gli adulti.

studio di ZoneCreative carlo valli legge, mentre jacopo suona il pianoforte

Soeliok sarà anche interamente musicato, cosa ne pensi?

I ragazzi di ZoneCreative stanno facendo un lavoro incredibile sulle musiche. So che hanno intenzione di comporre la colonna sonora come al cinema… mi hanno fatto ascoltare le prime bozze e sono rimasto davvero colpito.
La cosa mi sembra molto interessante, anche perché non credo sia mai stata fatta, almeno non con questa qualità.

E comunque è un esperimento, un tentativo lodevole! C’è dietro sicuramente molto impegno. Io ho conosciuto Jacopo, uno dei due compositori e ho visto la passione che metteva mentre pensava ai primi temi approfittando della mia voce nelle prove… La musica in queste cose è fondamentale per dare risalto alle emozioni.
Certamente è un lavoro lungo, importante e faticoso, però io credo che possa avere successo.

L’audiolibro ha qualche similitudine con la radio perché lo si può mettere su, ascoltarlo tutti insieme in famiglia come si faceva una volta attorno al tavolo con magari un po’ di castagne e un bicchiere di vino.

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